Andate in pacs/1

Prendete un paese dove il 73 per cento della popolazione si dichiara cattolica. L'Italia? No, il Brasile, terra di colonizzatori e colonizzati, meta del recente viaggio del papa in occasione della Conferenza dell'Episcopato latinoamericano.
Lì, in Brasile, i diritti dei conviventi sono ormai una certezza da anni. Non si tratta di coppie omosessuali (anche se il dialogo è aperto) ma di coppie eterossessuali che hanno scelto di convivere senza sposarsi. Per lo Stato sono un'entità familiare a tutti gli effetti.
Come avviene il riconoscimento della convivenza? Per tappe: una coppia di conviventi ha già una serie di diritti riconosciuti nei primi 2 anni di vita insieme; infine l'equiparazione dei diritti con il matrimonio civile o religioso avviene dopo 5 anni di convivenza certificata. Si tutela perciò l'unione stabile, che è menzionata anche nel nuovo Codice Civile.
Discorso diverso per le coppie omosessuali: non c'è una vera legge ma ci sono diversi riconoscimenti locali. Un esempio: il comune di Rio de Janeiro ha approvato una legge nel 2001 che riconosce i diritti dei propri dipendenti omosessuali, legge che è passata alla camera municipale senza opposizioni.
Fa riflettere che in un paese che conta più fedeli al mondo vengano riconosciuti i diritti dei conviventi. E senza scomodare i cattolici in difesa della famiglia. Anche perchè non riesco ancora a credere che non si possa chiamare "famiglia" una coppia di conviventi che si amano!

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